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Giulia Lombezzi e Matteo Tarasco _Riunione LSD

Mi ricordo che a scuola, una trentina d’anni fa, mi hanno insegnato che la cellula è un individuo, una singolarità. Ma negli stessi giorni da un’altra parte del mondo, la dottoressa Lynn Margulis ha dimostrato che questa idea è sbagliata. Lynn Margulis si è accorta che il mitocondrio, un componente essenziale della cellula, che ha un suo Dna autonomo, esiste in forma costituita prima del formarsi della cellula. Ne ha dedotto quindi che la cellula è il frutto della cooperazione tra due entità distinte.
Dopo questa scoperta, la signora Lynn Margulis ha riscritto la teoria dell’evoluzione di Darwin, dimostrando che è la cooperazione, e non la competizione, il motore fondamentale dello sviluppo della vita.

La scoperta avviene nell’ambito della ricerca sull’endosimbiosi (dal greco: ἔνδον = dentro; συν = insieme; βιος = vita), la cui tesi è che le simbiosi possano costituire un’importante componente dell’evoluzione.

La teoria endosimbiontica fu postulata, esposta e diffusa per la prima volta da Lynn Margulis nel 1967. La ricerca durò quindici anni e fu ufficializzata in un libro del 1981 Symbiosis in Cell Evolution (La simbiosi nell’evoluzione cellulare), dove viene spiegato come le cellule eucariotiche si siano originate come comunità di entità interagenti tra loro. Secondo Lynn Margulis, e il suo collega Dorion Sagan, “la vita non colonizzò il mondo attraverso il combattimento, ma per mezzo dell’interconnessione”.

La tesi da cui prende avvio la ricerca, considera infatti la nozione darwiniana di evoluzione, guidata dalla competizione, come incompleta, e afferma che l’evoluzione è fortemente basata sulla cooperazione, sull’interazione, e sulla dipendenza mutuale tra organismi.

Questa teoria è oggi stabilizzata su estese sperimentazioni, osservazioni scientifiche ed analisi genetiche, attualmente è generalmente accettata come fatto verificato dalla comunità scientifica.

Questa divagazione per affermare che la cooperazione sembra essere l’istanza di base del progetto LSD, che a mio avviso è il luogo ove assecondare l’istinto della creatività.

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Workshop Matteo Tarasco _ Monkey Mood Giugno 2017

Carl Gustav Jung individua cinque istinti di base che egli definisce: la fame (la nutrizione identificata nel mondo animale da Konrad Lorenz), la sessualità (la procreazione di Lorenz), la pulsione all’attività (aggressività), la riflessione (la fuga degli animali davanti al pericolo è re-flectio negli uomini, un flettersi indietro, dentro, un ritrarsi nel pensiero, una fuga dentro di sé) e infine l’istinto creativo. Appare evidente che lo studio di Jung, rispetto allo studio di Lorenz, rileva un quinto istinto fondamentale, che sembra appartenere esclusivamente all’essere umano: la creatività. Ne deriva che la creatività è ciò che distingue l’uomo dall’animale. E se la creatività è un istinto, allora come ogni istinto è necessaria alla sopravvivenza dell’individuo e della specie, la creatività è necessaria alla vita; e come un istinto, la creatività richiede appagamento, cioè, nell’essere umano, l’impulso alla realizzazione di sé opera con la coattività dell’istinto. In altre parole: finché non è soddisfatto, preme.

La parola creatività mi sembra la prima che si incontra quando si parla di teatro e di arte in genere. La nostra creatività rende possibile l’interpretazione della storia in modo unico e irripetibile, la nostra creatività costruisce le trame esteriori ed interiori su cui si basa lo spettacolo, la nostra creatività rende visibile l’invisibile.

Matteo Tarasco

Matteo Tarasco e LSD: Cooperazione Competitiva e Creatività