UntitledUn gruppo di attori che si esercita nel gioco dell’improvvisazione di movimento continuo su musica sperimenta azioni di natura sia fisica che psichica. Si accede innanzitutto “all’esperienza del flusso”.  Il termine flusso spinge l’azione in uno stato di coinvolgimento totale in una danza di movimenti in cui un’azione segue all’altra secondo una logica interna che sembra procedere senza bisogno di interventi consapevoli. “Ci si sente padroni delle proprie azioni e si attenua la distinzione tra il soggetto e il suo ambiente, fra stimolo e risposta, fra presente, passato e futuro”.  Il flusso è idealmente un’ unione corpo-mente. Nel movimento continuo l’attore abita uno spazio intermedio dove la sua immaginazione si fa attiva. L’immaginazione attiva scaturisce dall’inconscio. Non è improprio affermare che la creatività dell’attore in questo stato sia  ispirata. Come avviene nei sogni, lo stesso procedimento può avvenire nelle figurazioni che gli attori compiono durante questo gioco  in cui “le menti e i corpi si aprono il più ampiamente possibile, e le estreme profondità accessibili dell’ Io sono integrati in questa fusione”. Nelle improvvisazioni libere di movimento continuo gli attori sono indotti a lasciarsi andare. La musica è un veicolo straordinariamente potente per entrare in contatto con le proprie sensazioni,  emozione e sentimenti. Questa unione tra musica e ricerca estatica del flusso è una pratica antichissima, plurimillenaria. La musica conduce il corpo-mente dell’attore in un tempo, se l’attore ha l’abilità di seguirlo entra nel flusso. E’ l’intuito ciò che di cui l’attore ha bisogno per spiccare il primo balzo nel vuoto. L’intuito si sa, vive negli interstizi dell’attimo. E’ come disegnare un cerchio perfetto con un gesto fulmineo. Per questo è necessaria un’energia leggera. Di solito prima di  iniziare un quadro si prepara la tela. La respirazione profonda è la tela bianca. La respirazione che si abbevera dell’aria, si nutre ed espande gli spazi interni, riassesta gli organi, olia le giunture, flette le ginocchia, molla le tensioni diaframmali, abbassa il pavimento pelvico, rilascia gli sfinteri.  Senza un’adeguata condizione è difficile  entrare in uno spazio intermedio. Gli esercizi di respirazione aiutano a restringere al massimo il campo della concentrazione. Ci si deve semplificare, o detto in altri termini svuotare prima di riempirsi e mettere in gioco il proprio caos interno.

Victor Turner ci dice che il flusso è “autotelico” ovvero non sembra avere bisogno di altre finalità o ricompense esterne. Questo vuol dire che la pratica di questo tipo di esercizi è fine a se stessa per la semplice ragione che “stare nel flusso è godere della massima felicità possibile.”

David Gallarello

Appunti sul metodo: Improvvisazione di movimento continuo su musica