“Poiché la legge è signora degli uomini e non gli uomini signori della legge” (Platone)

Senza titolo1Eumenidi rappresenta la terza e ultima stagione dell’Orestea.

Narra la storia dell’eccentrico tribunale che si occupa di giudicare Oreste, noto matricida.

Spoiler:Oreste viene assolto.

Eumenidi è un legal thriller a tinte fantasy dove l’accusa è costituita dal rimorso stesso, incarnato da putride divinità infernali (le Erinni) e dove gli dèi, sceneggiatori incostanti e indecisi, tentano di riordinare la vita degli uomini dopo averne decretato loro stessi l’anarchia.

A difendere l’argivo assassino di madre assassina abbiamo l’obliquo Apollo, che della figura materna afferma generatore è chi il seme gettò, lei come ospite all’ospite veglia.

La fine della vendetta privata e la nascita della società civile vengono sancite per mano della saggia Atena, favorita di Zeus.

Atena mai colpita dalle frecce di Eros.

Atena da sempre vergine.

Atena nata adulta e armata.

Atena figlia di solo padre, partorita dalla testa di un uomo.

Atena che liquida l’accusa affermando che nessuna donna m’ha dato la vita e verso l’uomo se ne va il mio affetto. Solo del padre sono figlia, e fine non mi curo di donna che lo sposo uccide.

Attraverso le simbologie e le contraddizioni di questo variopinto e conttraddittorio processo, dove lo stesso Zeus viene messo in discussione dalle Erinni furiose, mi piacerebbe trovare insieme degli strumenti per sezionare le criticità della nostra società civile e per fissare negli occhi il buio della nostra epoca.

Il dato antropologico che emerge dalla tragedia eschilea è come l’uomo non possa in alcun modo adattarsi al mondo in cui vive, se, ad un certo punto, non decide di recidere l’apeiron, l’indistinto che ne caratterizza, ancor prima della volontà, l’esistenza.

Nel mondo della Grecia tragica, dove l’uomo era soggiogato da un destino e da una responsabilità ineludibili e oscuri, la decisione che porta con sé ordine e giustizia, salvando l’uomo dal caos, non può che essere presa dalle divinità più sagge. (A. Cannizzaro)

E noi?

In una società senza gioghi, senza schiavi né sacrifici umani, dove la guerra sembra ancora lontana, ci ritroviamo a confrontarci con episodi di una brutalità che è addirittura priva della confortante cornice delle colpe dei padri, una crudeltà che non contiene alcun onore da difendere e alcun delitto da vendicare.

Produciamo una violenza che supera anche il discorso di vendetta privata, poiché non generata da altro sangue ma da una sorta di buco nero dell’esistenza, un fiume carsico che a un certo punto zampilla fuori.

Facciamo esplodere animali, filmiamo pestaggi, uccidiamo per gioco, minacciamo la morte coperti dall’anonimato. Galleggiamo in una deformità priva di cause ed effetti, in un male figlio di quell’apeiron che Atena cercò confusamente di arginare.

Di questo vorrei parlare, scrivendo insieme un lavoro che sia, come la tragedia, manifestazione pubblica e popolare delle nostre ferite.

L’Orestea sarà per noi la maieutica necessaria a esplorare temi quali rimorso, giustizia, etica, ereditarietà del male e delirio di onnipotenza nel mondo di oggi, dove non possiamo demandare le nostre azioni ad alcun dio, dove il sacro è solo un’eco lontana e la catarsi non produce che poche scintille.

Proveremo ad abbozzare la fisionomia delle fascinose forze oscure che ci pervadono nella cronaca, nella rete, nel chiacchiericcio quotidiano e nella sua pornocrazia.

“La trasparenza è di per sé pornografica. Vuole spogliare qualsiasi cosa, trasformare tutto in informazioni. Per questo non ha niente a che fare con l’arte, cui appartengono il segreto e il nascosto, o con la bellezza”.

Byung-Chul Han

Useremo Eschilo come un Virgilio dell’oscurità, un varco spazio-temporale che ci consenta di frugare con terrore e meraviglia il cuore dell’uomo.

Rubando le parole di Oreste, ammetterò che non si in qual luogo finirà questa corsa che ho intrapreso.

Ma lo scopriremo insieme.

Le Erinni sono più sveglie che mai.

E hanno ancora sete.

Giulia Lombezzi
L’Orestea metafora del nostro presente e futuro_ Giulia Lombezzi si confronta con la struttura di L.S.D