Favorire la creatività è certamente lo scopo del nostro lavoro.  Innanzi tutto è necessario distinguere nel nostro lavoro una parte tecnica e  una parte di libera creazione. Questa distinzione divide spesso le nostre lezioni in due fasi. Una prima dedicata al training fisico e una seconda al libero processo creativo. Per un gruppo nuovo la parte dedicata agli esercizi fisici ha una funzione preparatoria della  massima importanza. La respirazione è la base. L’incremento progressivo di consapevolezza che l’atto respiratorio porta con se è un modo per aprire un varco nella propria interiorità. Si scende solo se si sbarra la via. Spesso non ci accorgiamo di respirare e questo è un bene fin quando il nostro corpo non inizia ad accumulare una serie di tensioni. Allora questa inconsapevolezza deve lasciare il posto ad altro. Le tensioni generano sbarramenti nel corpo che  gli esercizi  aiutano a  rimuovere. L’energia si genera dai contrasti (questo è un punto fondamentale che nel corso dell’anno verrà spiegato e praticato) ma si attiva dalla spinta del respiro liberato. La respirazione profonda , come avviene in tutte le tecniche di meditazione, crea dunque spazio nel corpo. Spazio necessario per attivare l’immaginazione.

Per chi avesse dei dubbi è bene chiarire subito una cosa: il teatro si fa con il corpo, la comunicazione e l’espressione passa attraverso il corpo. Il corpo è dunque il mezzo imprescindibile per la nostra disciplina. Sembra ovvio ma non lo è affatto. Ma qual è Il corpo che usiamo per fare teatro?  E’ un corpo “diverso” da quello che di solito usiamo nella quotidianità e nelle varie  attività della nostra vita. Il corpo teatrale ad esempio non è il corpo sportivo. Ora, sebbene il nostro corpo sia uno, noi, per vari accidenti e necessità, lo disperdiamo nella molteplicità. La ricerca attoriale mira  ridare unità al corpo.  Questo è certamente un ideale quasi irraggiungibile, ma è molto importante dichiararlo almeno come un obiettivo. Chi si accosta al teatro, che sia un professionista o un dilettante, sa o deve sapere che il proprio strumento va messo generosamente a disposizione.

 Il training si basa su esercizi che nel corso degli anni abbiamo elaborato attraverso l’esperienza. Sono esercizi che variano dalla dinamicità all’ immobilità, dalla espressività, allo svuotamento, dall’uso consapevole dello spazio al movimento continuo su musica, dalla relazione all’ immersione dentro di se. Gli esercizi tecnici non sono delle funzioni ginniche fini a se stesse. Nel movimento teatrale il corpo è sempre legato alla dimensione psichica. Cosa significa questo? Significa che l’attore non è un vuoto esecutore di azione fisiche; l’attore è un uomo che tende a caricare al massimo grado la sua energia fisica e psichica per realizzarla nell’atto teatrale. Non è facile comprendere né tanto meno attuare questo proposito;  tuttavia è bene sapere verso dove orientarsi. Questo impegno presuppone un’attitudine per  affrontare il teatro.

 Senza un’attitudine adeguata  favorire l’atto creativo diviene impossibile. Il teatro è uno spazio fatto di confini assai mobili e delicati; la magia appare- quando appare-  sempre in una  bolla che al minimo urto si rompe. La delicatezza non può prescindere da una sicurezza. Chi si esprime liberamente ha bisogno di sicurezza e di rispetto.  Per questo il teatro è uno spazio chiuso. Intendo simbolicamente, nel senso che riunisce, unifica un gruppo di persone. Chiudersi per aprirsi. Un ossimoro necessario. Si opera dentro un cerchio che arbitrariamente noi stessi tracciamo e nel  quale operiamo cercando di contenere al massimo le fuoriuscite di energia. Chi fa teatro sa e vuole entrare in uno spazio condiviso e creativo; sa e vuole muoversi entro confini prestabiliti. Ma cosa ci muove entro questi confini? Passione e amore. Questa attitudine  crea una selezione naturale. Da questa attitudine si forma naturalmente il senso di una comunità.  .

Così come il respiro spinge l’energia, l’immaginazione spinge il corpo alla dinamica teatrale. E’ la funzione psichica che mette in moto l’immaginazione. Tutto ciò che facciamo e di cui ci occupiamo è una  proiezione. Molti sono gli esercizi proiettivi che usiamo per attivare l’immaginazione. Le improvvisazioni rappresentano lo strumento per eccellenza per dare libero sfogo alle proiezioni e costruire immagini e azioni sceniche. Le improvvisazioni hanno il potere di  realizzare immagini interiori; danno corpo ai fantasmi. Le azioni sceniche scaturite dalle improvvisazioni attingono le loro energie ad uno stadio intermedio dove l’immaginazione si fa attiva. Si deve provare questa esperienza per capirla realmente. Per raggiungere questo stato intermedio è spesso necessario un tipo di improvvisazione che io definisco “fiume” per la lunghezza della durata e della resistenza, dal momento che gli ostacoli per liberare la via d’accesso a questo stato sono molti e occorre tempo e una certa dose di estenuazione per accedervi. Una volta dentro però la libertà creativa è davvero sorprendente.

 Occorrono dei veri e propri  “atti di fede” per credere nelle possibilità realizzative del teatro. E’ questa un’altra ragione per cui è necessario avere una giusta attitudine. I personaggi stessi non sono altro che proiezioni. Tutto ciò che esiste e si realizza nello spazio simbolico del teatro non fa parte del mondo reale. E’ un mondo di evocazioni. Il cerchio nel quale ci muoviamo accoglie le  figure che gli attori evocano. Gli stessi spettatori non sono fuori dal cerchio durante gli spettacoli; sono  invitati a condividerne le immagini e le storie. Un attore possiede varie chiavi di accesso al proprio mondo interiore che come abbiamo visto deve essere sollecitato attraverso esercizi fisici e improvvisazioni. Una chiave però sembra essere la  più adeguata  eforse la  più profonda:  Il sentimento. Il sentimento é il motore proiettivo che  rende vive le figure interiori  e le aiuta ad esprimersi. Il sentimento è dunque per noi la chiave d’accesso per vivere i propri personaggi interiori o quelli presi dai testi della letteratura teatrale.  Senza sentimento il processo creativo resta mentale o concettuale; teatralmente inadeguato.

Queste sono solo alcune premesse che hanno bisogno di essere praticate dal momento che la teoria nel teatro non ha alcuna validità. Concludo col dire che la nostra  è  essenzialmente una ricerca interiore; che Il sentire ha una priorità sul resto;  e che tutto ciò che tecnicamente possa favorire una creazione dal profondo di noi stessi  debba  essere usato.

David Gallarello

Il metodo di lavoro
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